MAZDA, DA HIROSHIMA AD AIELLI: UN MESSAGGIO DI PACE ATTRAVERSO L’ARTE DI KOTÈ
Roma, 23/10/2026
- Mazda Italia porta a Borgo Universo, ad Aielli, un murale firmato dall’artista Antonio Cotecchia, in arte Kotè, ispirato alla figura di Sadako Sasaki e dedicato alla pace e alla speranza
- Il progetto nasce dal legame profondo tra Mazda e Hiroshima, città in cui l’azienda è stata fondata e dove, dopo il bombardamento atomico del 1945, contribuì alle attività di soccorso e alla ricostruzione
- Dalla memoria storica all’arte contemporanea, l’iniziativa trasforma una storia di resilienza e solidarietà in una riflessione sul valore delle persone, sulla responsabilità individuale e sulla possibilità di costruire un futuro di pace
Dalla memoria di Hiroshima a un’opera d’arte nel cuore di Aielli, in Abruzzo, Mazda Italia affida all’arte di Antonio Cotecchia, in arte Kotè, un messaggio di pace che attraversa luoghi e generazioni. Il murale, realizzato a Borgo Universo, intreccia la storia della città giapponese con il linguaggio dell’arte urbana contemporanea, invitando a riflettere su come la memoria possa trasformarsi in consapevolezza e responsabilità verso gli altri.
L’opera si ispira alla figura di Sadako Sasaki, la bambina di Hiroshima divenuta uno dei simboli internazionali della pace e della speranza. Attraverso una composizione che richiama le pieghe dell’origami e il volo di una gru, Kotè dà forma a un racconto visivo nel quale la memoria della tragedia incontra la possibilità di immaginare un futuro diverso.
La scelta di Aielli, luogo in cui l’arte contemporanea è diventata parte integrante del paesaggio e della vita della comunità, risponde alla volontà di portare questo messaggio fuori dai confini della storia aziendale e affidarlo allo spazio pubblico. Un progetto che trova le proprie radici nel legame tra Mazda e Hiroshima e in una storia condivisa di difficoltà, solidarietà e ricostruzione.
HIROSHIMA, LA DISTRUZIONE E LA SCELTA DI RIPARTIRE
Fondata nel 1920 come Toyo Cork Kogyo, Mazda ha mantenuto le proprie radici a Hiroshima, accompagnando nel corso di oltre un secolo l’evoluzione industriale e sociale della città. Il rapporto tra l’azienda e il territorio è stato segnato da momenti di crescita, trasformazione e innovazione, ma anche dalla tragedia del 6 agosto 1945, quando il bombardamento atomico devastò Hiroshima.
Gli stabilimenti di Toyo Kogyo, situati a circa cinque chilometri dall’ipocentro, subirono danni relativamente limitati rispetto ad altre aree della città, anche in ragione della conformazione del territorio e della posizione dell’area industriale. Gli edifici rimasti utilizzabili assunsero un ruolo importante nelle ore e nei giorni successivi all’esplosione, quando la popolazione aveva bisogno di assistenza e le strutture pubbliche erano state in gran parte distrutte.
Gli spazi aziendali furono messi a disposizione della comunità e utilizzati per accogliere feriti e sostenere le attività di soccorso. Alcuni edifici ospitarono temporaneamente anche uffici e organismi pubblici, tra cui quelli della prefettura di Hiroshima. La fabbrica divenne così, almeno per un periodo, non soltanto un luogo di produzione, ma anche uno spazio al servizio di una città chiamata ad affrontare una delle più drammatiche prove della propria storia.
Le testimonianze conservate dalla National Peace Memorial Hall for the Atomic Bomb Victims* restituiscono la dimensione umana di quei momenti. Tra i ricordi raccolti emergono le esperienze di giovani lavoratrici che, pur senza una preparazione medica, si trovarono a prestare aiuto alle persone ferite, in condizioni di estrema difficoltà e con risorse insufficienti.
Mieko Sakamoto, sedicenne impiegata al tornio nello stabilimento, ricordò l’arrivo di persone gravemente ustionate e il tentativo delle ragazze di offrire loro sollievo. Tra le immagini rimaste impresse nella sua memoria vi era quella di una donna adagiata su un banco da lavoro, che continuava a chiamare la madre.
Anche Tomiko Kuwata, anch’essa sedicenne e addetta al tornio, partecipò ai soccorsi. Una donna ferita le affidò la propria bambina e una borsa contenente latte in polvere. Nel caos di quelle ore, la ragazza cercò acqua calda per prepararlo: un gesto semplice che racconta la concretezza dell’assistenza improvvisata e il ruolo assunto da persone giovanissime di fronte alla tragedia.
Toshie Nishikawa, diciassettenne impiegata in contabilità, ricordò invece i camion che trasportavano i feriti presso lo stabilimento e il progressivo esaurimento degli spazi interni. Molte persone vennero sistemate sul campo sportivo, sopra stuoie e coperte, mentre medicine e bende diventavano rapidamente insufficienti. La sua testimonianza ricorda anche l’assistenza prestata ai lavoratori coreani ospitati nel dormitorio maschile.
Questi ricordi restituiscono il valore dei gesti individuali in una situazione nella quale ogni forma di aiuto poteva fare la differenza. Sono testimonianze che appartengono alla memoria di Hiroshima e che mostrano come, anche nelle circostanze più estreme, la solidarietà possa manifestarsi attraverso azioni concrete e quotidiane.
Parallelamente, Toyo Kogyo si impegnò a ricostruire le condizioni necessarie per riprendere la produzione. Le materie prime erano scarse, i collegamenti con i fornitori erano stati compromessi e gli stabilimenti dovevano essere riconvertiti alle esigenze della produzione civile. Nel dicembre 1945, a pochi mesi dal bombardamento, l’azienda riuscì a riprendere la produzione dei camion a tre ruote.
Quei veicoli tornarono a circolare in una città che aveva bisogno di trasportare materiali, rimuovere macerie e ricostruire infrastrutture. La ripartenza industriale rappresentò così anche un contributo concreto alla ripresa della vita quotidiana di Hiroshima, in un percorso nel quale il lavoro delle persone e la ricostruzione della comunità procedevano insieme.
DAL MAZDA-GO AL MOTORE ROTATIVO, UNA CULTURA DELL’INNOVAZIONE
La capacità di affrontare sfide complesse attraverso il lavoro, la ricerca e l’ingegno accompagna la storia di Mazda fin dalle origini. Nel 1931 Toyo Kogyo presentò il Mazda-Go Type-DA, il primo veicolo del marchio: un camion a tre ruote progettato per rispondere alla crescente domanda di trasporto e destinato a diventare un protagonista del mercato giapponese dei veicoli commerciali leggeri.
Il Mazda-Go segnò l’ingresso dell’azienda nel settore automobilistico e rappresentò una prima espressione della cultura del Monozukuri, il termine giapponese che identifica un approccio alla produzione fondato sulla conoscenza tecnica, sull’esperienza, sulla cura dei dettagli e sulla ricerca di soluzioni originali. Negli anni successivi, questa cultura si sviluppò attraverso una continua attenzione alla funzionalità e al design. Con il modello CT, presentato nel 1950, Toyo Kogyo introdusse nuove soluzioni di design industriale nel segmento dei camion a tre ruote, ricercando un equilibrio tra estetica, ergonomia e praticità d’uso.
La stessa attitudine a confrontarsi con sfide tecniche complesse guidò l’azienda verso lo sviluppo del motore rotativo. All’inizio degli anni Sessanta, Mazda decise di investire in una tecnologia che richiedeva un intenso lavoro di ricerca e sperimentazione. Nel 1967 arrivò la Mazda Cosmo Sport 110S, prima vettura di serie al mondo dotata di un motore rotativo a due rotori, un risultato che contribuì a definire l’identità tecnica del marchio e la sua reputazione di costruttore disposto a percorrere strade differenti.
Dal Mazda-Go al motore rotativo, queste tappe raccontano una storia nella quale innovazione e artigianalità non sono elementi separati, ma dimensioni complementari. La tecnologia prende forma attraverso le competenze delle persone, la conoscenza dei materiali e la capacità di trasformare un’idea in una soluzione concreta.
È un approccio che continua a caratterizzare Mazda anche oggi, attraverso il lavoro dei Takumi, gli artigiani che mettono esperienza, sensibilità e attenzione al dettaglio al servizio dello sviluppo delle vetture, e attraverso il linguaggio di design Kodo – Soul of Motion, che ricerca un rapporto armonico tra forma, movimento e percezione. Nelle automobili contemporanee del marchio, questa eredità si traduce in un'attenzione congiunta al design, alla qualità dei materiali, alla funzionalità e all'esperienza di guida. Dai SUV CX-5, CX-30, CX-60 e CX-80 alla Mazda3, fino alla MX-5, espressione della filosofia Joy of Driving, Mazda continua a sviluppare soluzioni differenti attorno a una visione che mette al centro la relazione tra automobile e persona.
Anche l’evoluzione verso nuove forme di mobilità, attraverso modelli come Mazda6e e CX-6e, si inserisce in questo percorso di trasformazione. Cambiano le tecnologie, le esigenze e le possibilità progettuali, mentre rimane centrale la ricerca di un equilibrio tra innovazione, sensibilità artigianale e qualità dell’esperienza.
IL MURALE DI KOTÈ: LA MEMORIA DIVENTA ARTE
È all’interno di questa storia che prende forma il progetto realizzato ad Aielli dall’artista Kotè. Pittore e artista attivo tra arte urbana, musica e sperimentazione visiva, Cotecchia ha sviluppato nel corso di oltre vent’anni un linguaggio personale, nel quale la pittura dialoga con suggestioni espressioniste, futuriste e pop. Formatosi all’Accademia di Belle Arti di Brera, lavora attraverso contaminazioni tra discipline e linguaggi, trasformando lo spazio e le immagini in occasioni di riflessione.
Per Mazda, l’artista ha realizzato un’opera ispirata alla figura di Sadako Sasaki, la bambina sopravvissuta al bombardamento atomico di Hiroshima che, nel tempo, è diventata un simbolo internazionale di pace.
La storia di Sadako è legata alla tradizione delle gru di carta, realizzate attraverso l’origami, una pratica che nell’immaginario collettivo richiama la speranza, la perseveranza e il desiderio di un futuro migliore. La sua figura consente di avvicinarsi alla memoria di Hiroshima attraverso una prospettiva profondamente umana, capace di parlare anche a chi non ha vissuto direttamente quella tragedia.
Nell’interpretazione di Kotè, il volto della bambina prende forma attraverso campiture geometriche e cromatiche che richiamano il principio dell’origami. Le pennellate si compongono progressivamente, come pieghe successive, fino a generare una figura nella quale il ritratto e la gru si incontrano. La composizione suggerisce così un movimento di trasformazione, nel quale l’immagine umana si apre a una dimensione simbolica e metafisica.
L’opera non si limita a ricordare un episodio della storia, ma invita a interrogarsi sul significato che quella memoria può assumere nel presente. Il volto di Sadako diventa il punto di partenza per una riflessione sulla responsabilità individuale e sulla capacità di riconoscere il dolore degli altri come qualcosa che riguarda ogni persona, anche quando si manifesta lontano dalla propria esperienza. Per Kotè, la pace non è soltanto un principio astratto, ma una responsabilità che si costruisce attraverso i gesti quotidiani e la capacità di considerare ogni vita importante. La domanda che accompagna idealmente l’opera riguarda proprio questo rapporto con gli altri: che cosa siamo disposti a fare oggi per qualcuno che non conosciamo?
Attraverso il linguaggio dell’arte urbana, il murale traduce questa domanda in un’immagine accessibile e condivisa. La memoria della tragedia non viene cancellata né trasformata in una semplice celebrazione della rinascita, ma diventa un’occasione per riflettere sul valore della vita, sulla solidarietà e sulle scelte attraverso le quali è possibile contribuire a un futuro di pace.
DA HIROSHIMA AD AIELLI, UN MESSAGGIO PER IL FUTURO
La scelta di Aielli e di Borgo Universo aggiunge una dimensione ulteriore al progetto. Nel borgo abruzzese, grazie alla visione del Sindaco, Enzo Di Natale, l’arte contemporanea è entrata progressivamente a far parte del paesaggio e della vita della comunità, trasformando le superfici degli edifici in luoghi di incontro tra creatività, territorio e partecipazione. In questo contesto, il murale di Kotè porta una storia nata a Hiroshima in uno spazio pubblico, dove può essere incontrata da residenti, visitatori e nuove generazioni. Con questo progetto Mazda porta ad Aielli una parte della propria storia e la affida all’arte contemporanea, in un luogo nel quale memoria, comunità e creatività possono incontrarsi. Dalla Hiroshima della ricostruzione al Mazda-Go, dalla ricerca sul motore rotativo al design Kodo, dai Takumi alle tecnologie delle vetture di oggi, il filo conduttore rimane la capacità di continuare a creare, imparare e muoversi verso il futuro senza dimenticare da dove si è partiti.
Per Mazda, portare questa storia nello spazio pubblico significa condividere una parte della propria identità e riaffermare un principio che attraversa la sua storia: il progresso acquista valore quando mette al centro le persone e contribuisce a costruire un futuro migliore. È lo stesso principio che continua a guidare Mazda nel presente, attraverso una visione dell’automobile che va oltre la semplice mobilità e che mette al centro la persona, il piacere di muoversi e la qualità dell’esperienza che ogni viaggio può offrire. Per Mazda, infatti, costruire automobili significa contribuire a rendere più ricca e appagante la vita delle persone, trasformando il Joy of Driving in una più ampia esperienza di Joy of Living.
*Fonti storiche
National Peace Memorial Hall for the Atomic Bomb Victims: